I RICORDI DI DENYS PIERI
Esiste una foto di quando avevo 6 o 7 anni, la potete vedere insieme alle altre, la foto e` di scarsa qualita`, ma si capisce che ero in cortile dove grazie ad una lunghissima prolunga di corrente fuori standard autocostruita facevo funzionare il mio giradischi ed un ventilatore per stare comodamente ad ascoltare i miei dischi. Non mi andava che la musica fosse confinata solo alla mia camerina, e tenevo pure alto il volume cosi` invadevo di proposito anche tutti i giardini adiacenti. Qualcuno dei vicini mi diceva: “Le canzoni che suoni sono carine, ma non le ho mai sentite prima, cosa sono?”
Era un segno del mio destino, una premonizione? Da bambino ebbi la fortuna che mia sorella (grande differenza di eta`, lei era gia` adulta in quegli anni) viaggiava molto all’estero e tornava spesso con dischi introvabili in Italia.
Il mio primo lavoro (per modo di dire, perche` anche se non mi avessero pagato lo avrei fatto lo stesso, ma non ditelo a nessuno!) fu DJ in un paio di discoteche di Firenze. Splendido per un adolescente non ancora maggiorenne, ma dopo qualche anno cominciava a starmi stretto. Le scelte di musica per un locale da ballo erano piuttosto circoscritte.
Amavo sempre ascoltare la radio e seguivo assiduamente tutti i (pochi) programmi musicali della RAI, Radio Montecarlo e naturalmente la mitica Radio Lussemburgo, che quasi idolatravo.
Un bel giorno scoprii che cominciava ad essere forse possibile, anche se con una legalita` a dir poco discutibile e precaria, mettere in funzione una radio privata (o “radio libera” come erano chiamate a quei tempi).
Non persi neanche un altro minuto, alla tenera eta` di 22 anni riuscii a convincere due ottimi amici, Claudio Tilesi e Riccardo Tacchini, e insieme corremmo subito a procurarci il necessario, inizialmente molto limitato e rudimentale, e riuscimmo ad andare in onda nello storico 1 Ottobre 1975.
In un lasso di tempo sorprendentemente breve il tutto passo` da essere poco piu` di un divertente hobby ad una vera stazione radio di successo.
Le cose che ci inventammo per riuscire nell’intento con pochissimi mezzi furono cosi` inverosimili che se me lo raccontasse un’altro non ci crederei.
Per esempio, all’inizio utilizzammo un decrepito furgone abbandonato su un terreno demaniale senza nessun permesso (per fortuna su questo sito e` visibile una foto del medesimo a testimonianaza che era vero) e non so come riuscii a farmi dare un allacciamento dal fornitore di energia elettrica in mezzo a un campo!
Appiccicammo insieme tutto quello che trovavamo per avere un minimo di impianti audio che facessero da studio, e sorprendentemente ne usciva un suono decente, grazie anche alla perseveranza e voglia di riuscire a tutti i costi. Per fortuna avevo gia` una mia discreta collezione di dischi, tanto per partire. Ovvio che grazie al successo piano piano acquistammo apparati migliori e diventammo piu` professionali. Avemmo anche la fortuna di riuscire a reclutare annunciatori e collaboratori che anche se non avevano esperienza, pero` anche loro avevano un enorme desiderio di partecipare e migliorarsi, e soprattutto erano tutti pieni di buone intenzioni e formammo una grande famiglia dove ci aiutavamo l’un l’altro. Troverete molti piu` dettagli del grande storico Big One Team nella “Storia di Radio One” su questo stesso sito, pertanto qui mi concentro di piu` sui miei ricordi personali.
Ricordo di aver fatto veramente di tutto soprattutto all’inizio. Quando necessario andavo personalmente a vendere la indispensabile pubblicita` (unico nostro introito), decidevo come smistare introiti e spese, costruivo impianti trasmittenti sulle montagne, integravo e facevo manutenzione agli impianti audio in studio, assemblavo scaffali e cassette di legno per contenere i dischi, mi procuravo mobilia donata, inventai anche un sistema tutto mio per usare cartucce Stereo 8 per comunicati pubblicitari e jingles, mantenevo una mano abbastanza ferma sullo stile e sulle scelte musicali in generale (anche se lasciavo poi i dettagli al nostro meraviglioso team), tenevo tutti i contatti con avvocati (sempre necessari per dispute legali, assai frequenti in quel settore ancora nascente), con organizzazioni nazionali come le associazioni di radio indipendenti, con agenzie di pubblicita` nazionale a Milano, con i fornitori di dischi in Inghilterra e negli Stati Uniti, e addirittura con la BBC che non so come riuscii a convincere a cederci in esclusiva di zona il programma “Top of the Pops” in versione audio che ci arrivava in formato registrato e che mettevamo in onda.
All’inizio ero anche uno dei principali annunciatori per molte ore quando eravamo ancora solo in tre, ma poi con l’arrivo di tanti altri con voci ben migliori della mia diminuii le mie ore in diretta, ma senza mai smettere del tutto per ben quattro ragioni distinte.
La prima ragione era che volevo condurre almeno qualche ora di programmi “speciali” dedicati ad importanti canzoni e artisti di “prima di Radio One”, che reputavo utili ad ascoltatori che non conoscevano granche` di musica di anni precedenti, soprattutto se straniera e mai diffusa in Italia; forse qualcuno ricordera` il mio “Rock Present Roll Past” (rock del passato e del presente, spesso confrontando versioni originali anni 50 o 60 e nuove versioni delle stesse canzoni) o il mio “Black Tuesday” (solo classici di musica nera). La seconda ragione era che andare in onda in diretta mi forzava anche a notare eventuali piccoli difetti degli impianti in studio e prenderne nota, per poi provvedere a fare riparazioni o calibrazioni durante la notte quando andava in onda solo musica registrata. La terza ragione era che non volevo diventare solo un direttore burocrate distaccato dalla diretta, che non ha piu` un contatto con quello che avviene nelle trasmissioni o una connessione con gli ascoltatori. E infine la quarta ragione, che del resto si allaccia con la terza, era che volevo rimanere sempre allenato ad andare in diretta per sostituire qualcuno del nostro team che all’ultimo momento non poteva venire a fare il suo programma e non c’era tempo per far arrivare qualcun’ altro.
Cosa mi manca di piu`? Probabilmente il rapporto con gli ascoltatori. Anche loro facevano parte della nostra grande famiglia Big One. Anche loro bravi e coraggiosi nel lasciare dietro di se le emittenti piu` tradizionali per abbracciare il nostro segnale che per quei tempi era cosi` alternativo.
Sono tanti i ricordi di quei tempi, che spesso mi trovo a rimpiangere con nostalgia.
Rammento che durante la settimana ricevevamo i pacchetti con nuovi dischi provenienti dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti, ma qualcosa anche da case discografiche in Italia che ce li mandavano sperando che li mettessimo in onda.
In genere era Sabato il giorno in cui spesso insieme al resto del nostro team ci chiudevamo nello studio 2 (usato per realizzare pubblicita`, comunicati commerciali, jingles o altro) per ascoltare il tutto e decidere cosa inserire e cosa no in programmazione nella successiva settimana, ed era uno dei momenti piu` belli.
Altri momenti belli che ricordo fra i tanti erano i seguenti: quando ci arrivavano apprezzamenti dagli ascoltatori, per telefono oppure spesso tramite letterine inviateci per posta (erano altri tempi…); quando le canzoni che lanciavamo erano cosi` ben scelte che perfino qualche negozio di dischi ci telefonava per chiederci quale fosse la casa discografica di questa o quell’altra canzone per poterne ordinare un po’ di copie dato che i loro acquirenti ne facevano richiesta; quando incrementavamo la copertura del segnale, e grazie a nuovi impianti altre province o altre zone iniziavano a ricevere le nostre trasmissioni; quando riuscivamo a fare un colpaccio o uno scoop, come per esempio quando per puro caso nel 1977 stavo tornando da un viaggio all’estero con alcuni dischi che non erano ancora arrivati in Italia, e uno di tali dischi era l’ultimissimo singolo pubblicato di Elvis, che mori` proprio nel giorno del mio viaggio di ritorno, e cosi` appena tornato a Radio One mi affrettai a nominarlo Disco One (il disco della settimana) e fu l’unica volta in cui nella stessa settimana il nostro Disco One e il nostro Power Gold (ogni settimana eleggevamo un vecchio classico importante) furono dello stesso artista. Fu Elvis l’unico ad avere tale privilegio.
Altri momenti belli e memorabili: quando riuscivamo a vincere dispute legali in un settore come il nostro che a quei tempi non aveva ancora normative ed era un po’ un Far West, dove non si sapeva mai cosa aspettarsi dalle autorita` che spesso ci osteggiavano, o a volte anche per dispute relative ad interferenze con altre radio.
A proposito di interferenze e copertura di segnale, un momento particolarmente glorioso fu l’accensione di un nuovo impianto di trasmissione eccezionalmente potente. Bisogna spiegare che piu` passava il tempo e piu` nuove stazioni radio spuntavano fuori come funghi da tutte le parti. Inizialmente, sceglievano frequenze libere e disponibili. Ad un certo punto pero` di frequenze libere e disponibili non ce n’erano piu`. Al che nuove stazioni in zone lontane dalle nostre cominciarono ad attivare impianti su frequenze identiche o troppo vicine alle nostre, causando interferenze. Tentavamo, prima con gentili richieste, poi a volte con ingiunzioni legali, di farli spostare di frequenza. Ma era difficile, perche` non c’era ancora una normativa. I giudici erano incerti sul da farsi, non avendo ne` leggi su cui basarsi, ne` una chiara conoscenza di un settore cosi` nuovo. Intanto noi dovevamo dimostrare che “c’eravamo prima noi” su quella frequenza, cosa non sempre facile da documentare in maniera inconfutabile. E poi era facile per le stazioni che interferivano con noi dire che “non e` proprio la stessa identica frequenza”, il che formalmente poteva anche essere vero, ma erano frequenze troppo vicine per far si` che i ricevitori potessero separare le due stazioni, ed essendo il nostro segnale quello che veniva da piu` lontano mentre il loro era locale nella loro zona, era il nostro che ne soffriva. Ebbene, in gran segreto cominciammo a preparare un nuovo grosso impianto trasmittente con una potenza che per quei tempi era enorme. Non dimentichero` mai quando, subito dopo averlo messo in funzione, una sera iniziai a guidare per tutta la Toscana e oltre per vedere com’era la copertura del segnale. Guidai per tutta la notte! E al mattino ancora non avevo finito di scoprire quanto lontano riusciva ad arrivare! E cosi` improvvisamente il nostro segnale sovrastava quello delle altre stazioni che prima sovrastavano il nostro. Entro un paio di giorni ci fu un fuggi fuggi via dalla nostra frequenza, e si spostarono tutti su altre frequenze.
Gli anni di Radio One inclusero anche qualche momento difficile, ma per la maggior parte fu una intensa girandola quasi sempre felice e piena di tante avventure e tante cose che sia io sia gli altri del team imparammo per necessita`. Come si suol dire, la necessita` aguzza l’ingegno e per noi fu proprio cosi`. Furono anche anni di grande cameratismo con tutti, non solo fra i DJ ma anche tante altre persone che facevano tante altre cose utilissime per Radio One, ne parlo piu` diffusamente nella “Storia di Radio One” che trovate su questo stesso sito. Una cosa che ancora a tutt’oggi mi fa sorridere era come eravamo tante personalita` diverse, anche un po’ eccentriche, che pero` magicamente si amalgamavano e si affiatavano benissimo.
Fra le tante peculiarita` uniche di ciascuna persona, ne cito giusto una che era una delle piu` curiose e stravaganti: il grande, grandissimo compianto Enzo Mazzei che andava in onda in diretta in studio 1 con i piedi dentro un catino pieno d’acqua perche` amava farsi spesso un piediluvio. Cose che erano possibili solo a Radio One, perche` eccettuata la professionalita` nel condurre la trasmissione (l’unica cosa che esigevo) pero` tutto il resto era molto permissivo e sentivo che l’ambiente cosi` liberale era apprezzato da tutti. Immaginatevi solo per un momento se ad un annunciatore della RAI sarebbe stato consentito andare in onda mentre si faceva un pediluvio…! Che bella banda di simpatici giovani matti che eravamo!
Un bel giorno a meta` degli anni ‘80 mi innamorai della California e mi trasferii` li`, dove abito ancora oggi.
Ma Radio One, la creatura che nacque anche grazie a me nel 1975, mi e` rimasta nel cuore e spesso mi torna una forte nostalgia di quei tempi gloriosi. Eravamo tutti impavidi, giovani temerari senza paura di buttarsi in qualcosa di nuovo, sconosciuto, incerto, senza sicurezza alcuna di successo.
Grazie ad una combinazione di passione, olio di gomito, perseveranza e anche un po’ di fortuna riuscimmo nell’intento e ne ricavammo soddisfazioni ed esperienze che poi ci sono servite nella vita in mille maniere e che a tutt’oggi riteniamo essere state meravigliose.
Un immenso grazie a tutti coloro che furono parte integrante della nostra grande avventura. E cio` ovviamente include anche i nostri gloriosi ascoltatori del tempo, senza i quali non sarebbe potuta esistere Radio One. Noi all’interno della stazione radio eravamo diciamo dalla parte del microfono, e voi ascoltatori eravate sintonizzati con il ricevitore di casa o con l’autoradio. Ma eravamo comunque tutti nella stessa barca, con la stessa passione, sia per la musica speciale che veniva messa in onda, sia per quella bellissima connessione emotiva che univa gli annuciatori agli ascoltatori. Ed e` assolutamente commovente che a distanza di cosi` tanti decenni incredibilmente gli ascoltatori ci ricordano ancora con affetto. Grazie, grazie di cuore per quegli anni inestimabili che nessuno di noi e di voi dimentichera` mai.
Denys Pieri
Denys da bambino
Denys a Radio One
Denys adesso





