I RICORDI DI FABRIZIO FABER

Entrare per la porta principale nello studio al 5° piano di Via Orti Oricellari 26 a Firenze, per un ragazzino di appena 13 anni equivaleva ad aprire la porta del sogno. Sì perché per me entrare in contatto e visualizzare concretamente tutto il mondo magico che usciva dalla mia radio-mangianastri Phonola, voleva dire passare in una dimensione sconosciuta e affascinante. Così, come avevo fatto già per altre emittenti di questo nuovo mondo che si apriva davanti ai miei giovanissimi occhi, decisi di suonare il campanello e presentarmi come “visitatore degli studi”. In realtà un obiettivo lo avevo ben chiaro: conoscere colui che per me è stato il mito, l’idolo da emulare se un giorno fossi riuscito, chissà per quale alchimia del destino, a sedermi di fronte ad un microfono che potesse irradiare nell’etere la mia voce e la mia musica preferita.

Questo obiettivo aveva un nome: Rinaldo Pieroni, il DJ di cui non perdevo una trasmissione fin dai primissimi vagiti radiofonici a RDF, successivamente a Radio Fiesole e finalmente alla mia amata Radio One. Rinaldo era il più spigliato, divertente e dinamico speaker che ascoltassi alle prime radio libere, così coronai il mio desiderio di fan, conoscendolo prioprio nello Studio 1 della Big One in un pomeriggio primaverile nel doposcuola in cui trovavo molto più tempo per ascoltare la radio, piuttosto che studiare (infatti il mio rapporto con l’istituzione scolastica finì molto presto, purtroppo….). Dopo aver preso i classici 2 piccioni con 1 fava (Rinaldo e Radio One), tornai nella mia cameretta, sul mio candido lettino (cit. Guccini), fantasticando di riuscire a diventare come coloro che mi facevano compagnia tutti i giorni, altri esempi del calibro di Eddy, Gianni, Denys, Stefanone, Vincenzo Discomania che con le loro proposte musicali uniche nel panorama delle radio libere, mi riempivano le giornate.Di lì a poco arrivò finalmente il giorno in cui riuscii a creare l’opportunità di provare la mia attitudine di intrattenitore radiofonico, ovviamente cercando di mettere a frutto tutte le influenze ricevute nella mia attività di ascoltatore, trovandomi coinvolto in un’opportunità lavorativa che, più che un’occupazione, mi sembrava un bellissimo gioco, perlopiù retribuito. Il mio idolo di allora Rinaldo se ne accorse e, dopo aver stretto amicizia fraterna con un tirocinio presso la Radio di cui stava diventando proprietario, mi fece forse il regalo più bello che potesse offrirmi: parlare col Boss di Radio One Denys Pieri per farmi esordire alla Big One!

La cosa si concretizzò, non so come ancora oggi e il buon Denys non lo ricorda più, fatto sta che presi il mio posto dietro il mixer e gli Stereo8 che all’epoca erano il mezzo più innovativo per trasmettere jingles e pubblicità. Vi lascio immaginare il sentimento e le emozioni di un ragazzetto di 16 anni con appena 2 anni di esperienza, alla guida della fascia mattutina della Radio Numero 1 di Firenze, un’emittente che veniva raggiunta da tutta Italia per ascoltarla e registrarla per carpirne lo stile unico e i suoi talenti. La mattina, oltre a ricevere numerose telefonate dagli ascoltatori che sempre in maggior numero ci seguivano dal lavoro, Radio One riceveva spesso la visita di Artisti accompagnati dai loro manager per la promozione dei nuovi dischi in uscita, così ebbi la fortuna di intervistare e conoscere cantanti come Pupo, Alberto Fortis, Alfredo Cohen e molti altri per i quali il passaggio a Firenze doveva per forza includere un’intervista a Radio One (i discografici lo sapevano bene…).

Un giorno, senza alcun preavviso, si presentò alla porta il promoter della RCA, la casa discografica italiana più prestigiosa che mi presentò Ivano Fossati, che avevo già intervistato in precedenza, che aveva da poco dato alla luce un LP che sarebbe diventato un classico, ovvero “La mia Banda suona il Rock”. Oltre alla sorpresa di accogliere un Numero Uno della Musica Italiana, mi accorsi che insieme ai due stava entrando anche una figura femminile impossibile da non riconoscere. Ivano Fossati, in quel tour promozionale, era infatti accompagnato dalla Grande Mia Martini, nella discreta veste di Compagna di vita dell’Artista…vi lascio immaginare il magone di trovarmi in mezzo a 2 pezzi da 90 del mondo dello spettacolo, peraltro senza essere stato avvertito! Man mano che passavano i giorni mi accorgevo che lo staff della Radio era più simile ad una Famiglia piuttosto che ad un gruppo di lavoro e godevo nel vedere i siparietti divertenti tra Gianni, Eddy e Denys soprattutto, ma anche dell’amicizia con Pino e Philipp Bachmann due altri speakers “storici” della Radio e con tutti ho avuto anche l’opportunità di condividere momenti al di fuori delle mura della Radio. Un ricordo particolare della mia avventura a Radio One? Ce ne sarebbero tanti, pur avendola vissuta solo per 1 anno, ma le “scappatelle” dallo studio di trasmissione verso la pizzeria a taglio sottostante mentre sul piatto girava un discomix da 7-8 minuti, hanno rappresentato un banco di prova rischioso per la mia velocità di pensiero e di esecuzione!!

Tutte le cose, anche le più belle, hanno una fine, mi è sempre stato detto, e anche la mia avventura a Radio One si concluse prematuramente e solo per l’ingenuità di un ragazzo a cui la vita aveva regalato un sogno forse troppo in anticipo sui tempi. Dirò solo che tutto si risolse perché scelsi, inopportunamente, di trasferirmi in una località abbastanza lontana da Firenze da impedirmi di raggiungere lo studio, dal momento che allora non avevo ancora l’età per conseguire la patente di guida. Tornai ad essere “uno della Big One” solo come ascoltatore, ma la mia carriera prese altre direzioni,sicuramente soddisfacenti dal punto di vista lavorativo, ma senza la magia che solo la Grande Uno era riuscita a regalarmi.

Fabrizio Faber

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