Wax — Andrew Gold & Graham Gouldman: il battito Motown sotto la pelle del pop anni Ottanta

Wax — Andrew Gold & Graham Gouldman: il battito Motown sotto la pelle del pop anni Ottanta
di Marco Gentili
Negli anni Ottanta, mentre la musica pop correva verso l’elettronica, i Wax trovarono un modo per restare umani. Nati nel 1983 dall’incontro fra Andrew Gold, cantautore americano raffinato e versatile, e Graham Gouldman, anima storica dei 10cc, il duo incarnò l’unione perfetta fra la melodia soul americana e la sofisticazione pop britannica.
Il loro esordio Magnetic Heaven (1986) è una piccola lezione di stile: chitarre lucide, tastiere eleganti e una scrittura che mescola nostalgia e modernità. Ma è in “Right Between the Eyes” che emerge la loro vera anima: un groove dal cuore Motown, costruito su una linea di basso che pulsa come un battito soul, cori che rimandano ai Four Tops e una melodia che sa essere contagiosa senza perdere classe. Altro che new wave — qui c’è il calore della tradizione nera americana rivestito di sintetizzatori.
In “Ball and Chain” e “Shadows of Love” riaffiora la stessa sensibilità melodica: arrangiamenti curati, ma mai freddi, dove il ritmo accompagna l’emozione invece di soffocarla. L’album nel suo insieme respira quella leggerezza che apparteneva ai grandi autori degli anni Settanta, ma declinata con il lessico sonoro degli Ottanta.
Con American English (1987), Gold e Gouldman raggiungono il loro apice. Il singolo “Bridge to Your Heart” è un gioiello di pop radiofonico con anima soul: se fosse uscito vent’anni prima, avrebbe potuto stare accanto a Stevie Wonder o Smokey Robinson. La title track, più introspettiva, mostra invece la loro maturità lirica e la capacità di scrivere canzoni che restano, senza inseguire le mode.
Il terzo album, 100,000 in Fresh Notes (1988), chiude il cerchio: una produzione raffinata, più atmosferica e introspettiva, dove la componente soul si fa più sottile ma ancora presente sotto la superficie sintetica.
Riascoltati oggi, i Wax appaiono come un progetto troppo elegante per l’epoca in cui nacquero. Troppo pop per i puristi, troppo sofisticati per il mainstream.
Ma è proprio lì che risiede la loro forza: nella capacità di far convivere il cuore Motown e la testa britannica, la passione e la misura.
in faith
Marco Gentiili


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