“In ricordo dei nostri tempi… in onore del sound dei Chillywack ” (Lettera aperta a Dennis Pieri/ (copy)

 

“In ricordo dei nostri tempi… in onore del sound dei Chillywack”

 

(Lettera aperta a Dennis Pieri)

 

Caro amico di sempre Dennis (ma per me resterai sempre “Denys”)…
“Così, tu hai deciso di invitare la lepre a correre!!”… 🐇

Credo di essere stato il primo, ancora sveglio la notte scorsa, a visualizzare il tuo commento (riportato in anteprima sulla nostra chat di gruppo) sui Chillywack, per cui, preso da curiosità enorme, ho subito aperto il tag del Blog ma, per qualche strana ragione, non mi compariva…
Ho ritentato più volte, sino a stamani (la tua notte inoltrata) per vederlo finalmente apparire nella sezione, spinto anche dagli altri commenti del gruppo…

Ebbene, ti giuro che, (fuor di ogni retorica di circostanza), non appena conclusa la lettura del tuo puntiglioso e bel racconto così evocativo, per me tuo “coevo”, mi sono sentito d’ improvviso colto da un senso di nostalgia misto a una sensazione indefinita di “backing in time” struggente.
Nulla di paragonabile, però, una volta cliccato sul link, al vortice crescente e impetuoso di emozioni che hanno accompagnato l’ascolto del brano, in versione studio odierna, di “Fly at night”, dai primi arpeggi di chitarra a quelli finali, dalla mano magistrale del formidabile Bill Henderson, oramai ottantenne e ancora stupendamente gagliardo…
La mia anima, nel pieno di un climax emotivo si è come riempita, nell’ arco dei cinque minuti di durata del brano, di una energia puramente rigenerativa, una sorta di “trip” spirituale a ritroso nel tempo, rapito dalle melodie degli arpeggi come dal mitico assolo alla chitarra di Bill, ancora fedelmente riprodotto con la stessa verve degli anni che furono, mentre le lacrime, che sgorgavano ormai copiose dagli occhi, mi impedivano di mettere a fuoco le immagini della clip…
Come è stato possibile, mi sto chiedendo adesso, poter sprigionare tanta potenza evocativa da un ricordo di gioventù ormai così remoto?
L’ unica risposta “razionale” che riesco a darmi risiede certo nella mia componente emotiva ancora spiccata, alimentata di certo dal trascorrere inesorabile degli anni, che rende tutti quelli come me più sensibili, più melanconici, perché più consapevoli della caducità del proprio tempo e delle cose tutte a questo mondo, e che comunque, ancora una volta, è riuscita a farmi provare sensazioni inedite e che non avrei certo potuto provare così intense all’ epoca, quando ancora giovani “mestieranti dell’ etere”, giocavamo sereni ed entusiasti sulle note di certi capolavori in vinile…

A tal proposito, infine, non posso non indugiare, anche in questo caso, su una riflessione che ormai da qualche tempo si affaccia spesso nella mia mente ogni qualvolta mi capita di aprire la home page del canale YouTube…
Tale strumento tecnologico di comunicazione (e suoi epigoni digitali) rappresentano ormai un po’ per tutti noi “in età” un vero ponte di collegamento con qualsiasi aspetto del proprio vissuto… dalle vecchie immagini di un mondo che ci è appartenuto e che ormai è definitivamente scomparso, ai suoni, le musiche ed ogni altro tipo di suggestioni che possiamo puntualmente ritrovare in quell’ universo multimediale che tutto raccoglie, senza distinzioni di temi, argomenti o discipline varie nel corso di un tempo appunto perduto ma che rimane effigiato, immortalato in ogni clip audio/video da riproporre…

 

 

Siamo e siamo stati fortunati…

Si,.. siamo stati davvero dei privilegiati, mi sento di affermarlo, nell’ appartenere a una generazione che è riuscita a crescere, vivere e prosperare in un contesto storico, sociale e culturale davvero unico (e probabilmente irripetibile, purtroppo, per le generazioni attuali e future)…
E i Chillywack, riascoltati oggi con i loro anni attuali sulle spalle… ce l’ hanno ricordato assai bene.

 

Lettera aperta di
Gianni Pierantozzi

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