LA STORIA DI RADIO ONE
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Memorie dei primi anni di Radio One, rievocate da Denys Pieri
Nota introduttiva:
Quanto sotto e` solo un inizio, tutto da affinare e soprattutto da continuare. Mi sono reso conto che se aspetto di avere tempo per realizzare un racconto completo e totalmente corretto della storia dei primi anni di Radio One, chissa` quando riusciro` veramente a farlo. Allora ho pensato, cominciamo intanto a scrivere almeno qualcosa, e tanto vale metterlo online. E` solo una prima parte, che non include neanche tante cose che poi mi verrano in mente dopo, oppure cose che tanti dei bravi collaboratori di un tempo e anche ascoltatori con buona memoria mi ricorderanno di aggiungere. Raccomando dunque a chiunque legge di segnalarmi svarioni o mancanze. Potete farlo tramite la sezione “Contatti” qui sul sito. Comunque, intanto c’e` questo. Poi vedremo…
Prima di Radio One
Prima di Radio One e prima delle radio private, in Italia in pratica esisteva solo la RAI e Radio Montecarlo. Radio Montecarlo ovviamente trasmetteva da Montecarlo, ma la trasmissione era in Italiano e diretta all’Italia.
La RAI passava musica solo durante alcuni brevi programmi dedicati. Mi ricordo “Bandiera Gialla”, “Alto Gradimento” e “Per Voi Giovani”. Non fatti male, ma erano solo piccole oasi. Per esempio, Bandiera Gialla era solo circa un’ora una volta la settimana. La scelta di musica era giocoforza limitata come quantita` e selezione causa le dimensioni di quelle piccole oasi. Inoltre, la musica internazionale era limitata praticamente solo a pochi grandi nomi.
Radio Montecarlo era una emittente di intrattenimento con miscuglio di tante cose fatte abbastanza bene, ma anche li` la musica era limitata sia come quantita` sia come scelte.
Un bel giorno, verso la fine degli anni 60, insieme ad altri amici, scoprimmo Radio Luxembourg e si apri` una finestra sul mondo.
E` difficile comprendere oggi come e perche` alcuni di noi erano tanto fortemente affezionati a Radio Luxembourg in Inglese, ma ci provero`.
Ho specificato “in Inglese” perche` dal Granducato del Lussemburgo originavano tanti programmi in varie lingue. Ma qui parliamo della loro emissione sui leggendari 208 metri in Onde Medie, che era in Inglese e che tristemente oggi non esiste piu`.
Se oggi qualcuno tentasse di lanciare una stazione radio in Onde Medie (bassissima fedelta` audio) e per di piu` con un segnale incostante non solo non avrebbe successo, ma addirittura non avrebbe proprio ragione di esistere. Ma negli anni 60 e 70 era tutto molto diverso.
Tanto per cominciare, semplicemente non c’era praticamente niente del genere in onda e ovviamente l’Internet era ancora da essere inventata. Senza entrare qui in troppi uggiosi dettagli tecnici, Radio Luxembourg in Inglese andava in onda solo la sera e la notte perche` sfruttava un particolare tipo di propagazione ionosferica che funzionava bene solo dopo il calar del sole. Tale tipo di propagazione, insieme alla loro potenza a dir poco strabiliante di ben un milione e trecentomila Watts, gli consentiva di coprire comodamente tutta l’Europa e oltre. Lo svantaggio di quel tipo di propagazione era che il segnale non era sempre chiaro e costante. In alcuni momenti addirittura spariva o era distorto per alcuni secondi. Ma paradossalmente, cio` aggiungeva una specie di fascino verso questo segnale che bene o male ce la faceva ad arrivare da cosi` tanto lontano e ci stimolava l’immaginazione. Ma quello che piu` di tutto colpiva nel segno era che non c’era niente di simile in onda. Era l’unica stazione che trasmetteva musica moderna in continuazione, gestita sapientemente da annunciatori con voci belle e autorevoli, e con un brio che ci metteva di buonumore e ci faceva compagnia. L’essere tutto in lingua Inglese non guastava, anzi, dava un senso di internazionalita` e di essere in contatto con il mondo, e si sposava bene con il fatto che la musica passata era tutta di artisti che cantavano in Inglese. Anche il fatto che era in onda solo la sera e la notte in un certo senso contribuiva a farci associare questo ascolto con il momento del giorno in cui non ci preoccupavamo piu` del lavoro o della scuola, ma pensavamo al tempo libero e creava anche una specie di accomunamento fra coloro che l’ascoltavano. L’ analogia che mi viene in mente riguardo a tale rapporto fra stazione radio e giovani ascoltatori e` il famoso film American Graffiti, nel quale tante storie di vari giovani avevano in comune il fatto che la colonna sonora delle loro avventure notturne era proprio l’ascolto di quella stazione radio dove l’annunciatore era il mitico Wolfman Jack. Tale film era ambientato in California, ma la dinamica riguardo al ruolo della stazione radio era molto simile anche per noi in quegli anni.
La selezione di musica su Radio Luxembourg era abbastanza leggera durante la prima parte della serata, ma comunque sempre interessante perche` trasmetteva canzoni nuovissime appena lanciate, mentre sul tardi c’erano selezioni meno commerciali e piu` interessanti, prese da album invece che da dischi singoli a 45 giri.
Comunque, in buona sostanza era una specie di unico punto di riferimento per tutti quelli che volevano avere una colonna sonora sempre piacevole ed essere informatissimi su tutto quello che c’era di nuovo nel mondo della musica internazionale. Non guastava anche un micronotiziario di notizie internazionali puntualmente ogni ora, che ci faceva sentire al corrente in tempo reale su cosa succedeva nel mondo. In pratica, al calar del sole accendevamo la radio, la sintonizzavamo al meglio possibile (cosa non sempre facile) su Radio Luxembourg che per noi rappresentava una specie di evasione dalla piatta realta` e ci faceva un po’ sognare durante le nostre serate di tempo libero. Per non parlare del fatto che se dovevamo fare un lungo viaggio la sera o la notte, era il compagno di bordo perfetto. Ricordo di aver scorrazzato in auto per tutta Europa di notte senza mai perdere il loro segnale. Quasi tutti nel nostro gruppo di amici ascoltavano Radio Luxembourg, ma in particolare proprio io ne divenni piu` affezionato di altri. Qualche volta andavo apposta un po’ fuori citta` (dove il segnale arrivava meglio), parcheggiavo e rimanevo all’ascolto per una o due ore, talvolta anche registrando canzoni o pezzi di trasmissione su un classico registratorino a cassette. Una volta andai anche di persona a visitare Radio Luxembourg. Parlai con uno dei manager e con un paio dei loro DJ. Vidi anche lo studio da dove originava la trasmissione del loro “English Service”, che era quello che ascoltavamo. Rimasi colpito dalla semplicita` di tale studio. C’era tutto il necessario, ma nulla di piu`. Una consolle (chiamata anche mixer), giradischi, microfoni, riproduttori per inserti pubblicitari e jingles, e nient’altro. Giusto quanto serviva. Sembravano apparati solidi e di qualita`, ma molto semplici e anche un tantino datati. Peccato che non pensai a scattare foto. Ma chi volesse puo` trovarne tante online. In ogni caso, il valore non era certo nella bellezza della stanza o nel costo delle apparecchiature audio. Il valore era nella qualita` dei DJ, nella musica che andava in onda e nel potentissimo segnale. Che bella cosa era una trasmissione radio cosi` ben fatta e sempre con tanta buona musica. Peccato, pensavo a quei tempi, che in Italia non ci fosse niente di simile…
Nasce l’idea e un ambizioso progetto
…ma un bel giorno del 1975 scoprii che anche se formalmente proibito, era pero` forse possibile andare in onda con un qualche trasmettitore in Italia, sfidando quello che allora era il monopolio RAI sulle trasmissioni radio. Anche qui senza entrare in troppi noiosi dettagli, diciamo che la legislazione Italiana riguardo le radiotrasmissioni fu messa in discussione. Il monopolio RAI esisteva, ma molti asserivano che era incostituzionale. Alcuni nel nostro gruppo di amici avevano tanta passione per la musica, e qualcuno di noi, me compreso, lavorava come disc jockey in discoteche di Firenze. Non appena capii che sarebbe stato possibile perlomeno provare ad andare in onda se non altro per vedere cosa sarebbe successo, presentai l’idea a vari amici che pensavo fossero piu` interessati. Due di loro, Claudio Tilesi e Riccardo Tacchini (quest’ultimo era stato co-disc jockey con me in alcune discoteche fiorentine) mi presero sul serio. Furono entrambi estremamente in gamba e ci misero tanta buona volonta`, tanta bravura, tanto olio di gomito e tanta passione. Senza di loro, non so se Radio One sarebbe nata, o se sarebbe nata nella maniera come in effetti nacque. La scelta fu di andare in onda in FM, sia perche` rispetto alle onde medie la qualita` del suono era molto migliore, sia perche` in FM si poteva perlomeno partire anche con un trasmettitore di bassa potenza.
Trovammo un bravo tecnico, Enzo D’Alessandro, di un laboratorio di elettronica a Firenze, che fu in grado di costruire lui stesso di sana pianta un nostro primo piccolo trasmettitore. Dopo qualche prova di trasmissione, andammo in onda ufficialmente il 1 Ottobre 1975. Pochi mezzi, zero esperienza ma tanta voglia di fare. Nel nostro piccolo, facemmo le cose abbastanza seriamente, ci costituimmo come attivita` commerciale, prendemmo in affitto un piccolo appartamento a Firenze, in Via degli Orti Oricellari che divento` il nostro studio di trasmissione e cominciammo a trasmettere musica con nostri semplici annunci, inizialmente usando principalmente la mia pre-esistente collezione di dischi, che gia` nel 1975 era abbastanza corposa. Cercando di fare le cose seriamente, pensammo che oltre al nome sarebbe stato opportuno fregiarsi di un marchio che potesse complementare il nome e l’immagine della stazione radio. Il famoso logo del grande uno con strisce rosse diagonali e una lunga ombra nera fu il risultato di un discreto lavoro. Assoldammo un grafico professionista, ma fummo molto coinvolti nella realizzazione, facendogli fare numerose modifiche alle prime bozze fino a quando l’immagine divenne esattamente come ci piaceva. Apro una parentesi importante riguardo al nome. Radio One fu un nome che volli proprio io perche` mi parve semplice e chiaro pur avendo “One” in Inglese che secondo me era utile per indicare la nostra scelta di musica internazionale. Tra l’altro, non e` che potevamo chiamarci Radio Uno, visto che c’era gia` RAI UNO. Ebbene, fu con enorme sorpresa (e anche un minimo di disappunto) che solo un paio di anni DOPO che Radio One nacque, scoprii che in Inghilterra esisteva un canale di trasmissione chiamato proprio Radio One, gestito dalla BBC. Ho pensato qui di chiarire questo punto perche` sarebbe naturale pensare che io avessi voluto copiare il nome, ma non fu cosi`. Lo scoprii solo DOPO che ormai eravamo in onda da tempo. Tornando a parlare del nostro andare in onda, non e` rimasto nulla di registrato dei primi giorni o settimane di trasmissione, ed e` meglio cosi` perche` all’inizio proprio non sapevamo tanto bene quello che facevamo, e quello che andava in onda era tutto meno che professionale. Ma da qualche parte dovevamo partire, e cosi` facemmo. Inizialmente eravamo solo noi tre e andavamo in onda con risorse, apparecchiature e copertura assai limitate, solo la sera perche` di giorno avevamo vari impegni o di scuola, di lavoro o altro. Ciononostante ottenemmo immediatamente un grande successo e diventammo un punto di riferimento per una quantita` incredibile di persone. Ricordo che non appena ci facemmo allacciare una linea telefonica, il telefono comincio` a squillare continuamente. Prendevamo una telefonata, riattaccavamo la cornetta e ricominciava a squillare nello stesso momento in cui riattacavamo. Era diventato ingestibile, e qualche volta non potevamo proprio rispondere. E pensare che non avevamo neanche annunciato il numero telefonico in onda, il che vuol dire che i chiamanti lo trovavano attraverso il servizio informazioni. Era davvero incredibile, considerato anche che inizialmente eravamo in onda solo nelle ore serali. Cominciammo pero` a pensare di aumentare le ore di trasmissione per arrivare ad andare in onda 24 ore e ampliare le apparecchiature. Per andare in onda 24 ore era ovvio che non potevamo farlo solo noi tre, e allora iniziammo a cercare altri annunciatori. Ricordo che fummo sommersi da tanti che si offrirono gratuitamente. Ne scegliemmo alcuni e ad un certo punto riuscimmo in effetti ad andare in onda 24 ore, anche se nelle ore dopo mezzanotte non eravamo in diretta ma mettevamo nastri di sola musica. Credo che la data nella quale arrivammo a coprire le intere 24 ore fu il 1 Gennaio 1976. Nel frattempo avevamo migliorato lo studio di trasmissione e creato un secondo studio che utilizzavamo per registrazioni di pubblicita` e inserti vari. Mi ricordo che soprattutto all’inizio ricevevamo continue telefonate, visite e lettere di tantissimi che speravano di diventare nostri annunciatori, detti anche disc jockey. Durante i primi tempi, erano tutti disposti a farlo gratis, pur di andare in onda con la propria voce. Non era facile capire chi veramente aveva la stoffa, semplicemente perche` neanche noi fondatori stessi sapevamo veramente cosa cercare. Ovvio che avere una bella voce era un gran vantaggio, ma non era ancora chiaro quali altre doti ci volevano. Piano piano capimmo che oltre ad una bella voce serviva anche avere una buona padronanza di come usarla, parlare un Italiano corretto con una buona dizione e senza troppo accento locale. Preferibile anche avere un minimo di passione per la musica, e in particolare era utile avere conoscenza di musica internazionale perche` sia per scelta, sia per distinguerci dalle altre stazioni radio, decidemmo di scegliere quasi esclusivamente musica straniera. Da Radio Luxembourg imparammo anche che un annunciatore doveva dare una sensazione di autorevolezza e competenza ma condurre anche con un po’ di brio e con un tono se possibile positivo e simpatico per fare compagnia agli ascoltatori. Il tono positivo e simpatico fu la cosa piu` facile, perche` eravamo tutti giovani ed entusiasti, e tale entusiasmo traspariva in maniera naturale, perche` era spontaneo. La parte un po’ meno facile fu l’autorevolezza e competenza nella conduzione, perche` richiedeva disciplina, la quale ovviamente e` meno spontanea e meno divertente che non il semplice entusiasmo. Per esempio una delle cose che non sopportavo era il parlare “sul cantato”. Quanto mi dava noia sentire la voce dell’annunciatore cozzare contro la voce dei cantanti sulle canzoni. Dicevo sempre a tutti, finire di parlare prima che cominci il cantato! Parlare sul pezzetto di introduzione musicale della canzone e` accettabile, anzi, crea una buon amalgamento fra il vostro parlato e la canzone, ma dovete limitarvi alla parte di inizio dove c’e` solo musica prima del cantato, e prima che parta la parte cantata dovete assolutamente finire l’annuncio e chiudere il microfono. Altra cosa che trovavo insopportabile erano discorsi inconcludenti o usare la musica come riempitivo in mezzo alle frasi, con il terribile andare su e giu` con il volume della canzone. No, mi ricordo di aver sempre detto a tutti, a Radio One noi codeste cose non le facciamo. Le nostre trasmissioni devono essere ordinate, nitide, ben confezionate, senza sbavature e professionali. Ricordo che cercavamo di far fare “provini”, ovvero mettevamo i migliori candidati in studio e gli facevamo fare un pezzetto di pseudo trasmissione per vedere come se la cavavano. Non credo che riuscirei ora, dopo cosi` tanti anni, a ricordare i nomi di tutti i primi annunciatori che scegliemmo. Chiedo venia per i tanti dei quali in questo momento mi sfuggono i nomi. Credo di ricordare meglio coloro che furono con noi per un tempo un po’ piu` lungo. Mi raccomando a chi legge questo di scriverci per aiutare a ricordare tutti quelli che mancano, please.
Fra gli annunciatori che erano principalmente disc jockey ricordo Gianni Pierantozzi, Eddy Trauba, Pino Buonandi, Philipp Bachmann, Enzo Mazzei, Vincenzo Pota (in arte Vincent DJ), Patrizia Mercatanti, Rinaldo Pieroni, Fabrizio Faber, Francesco Chisci, Giorgio Melissinos, Giampiero Nistri, Luigi Fiumicelli, Roberto Ottanelli, Stefano Damasceni, Michele Lopez, Alessandro Falciani, Daniele DeMars, Dino Audino, Claudio Vigiani, Riccardo Bertoni, Donatella Archetti, Claudio Colombano, Alberto Lorenzini, Enrico Tagliaferri, Alessandra Pagliai e altri che al momento non ricordo ma forse mi verranno in mente piu` avanti. Erano tutti a modo loro bravi e volevo bene a tutti indistintamente, ma una menzione particolare la riservo per il grande Enzo Mazzei, tragicamente scomparso in un incidente stradale a soli 33 anni proprio all’apice di una sua eccezionale carriera di inimitabile DJ, annunciatore e intrattenitore, che fu tristemente troncata davvero troppo presto. Fra coloro che gestivano altre rubriche non musicali ricordo Giovanni Di Pillo, Gianni Bellandi, Luigi Cobisi, Andrea Calamai e altri che via via mi verranno in mente o spero che qualcuno me li ricordera`.
Menziono anche due persone che non furono mai dietro un microfono ma ciononostante molto importanti per il successo della stazione radio: il bravo Franco Paoli, che ci forniva le notizie in tempo reale per realizzare i notiziari, e la grande Rita Paoli, che curava la nostra amministrazione, programmava le pubblicita` e miracolosamente riusciva anche ad ottenere un po’ di necessaria disciplina e ordine da una banda di giovinastri scapestrati quali eravamo noi che ci preoccupavamo solo di andare in onda. Inoltre c’erano anche molti altri, li chiamero` amici di Radio One, che non erano dipendenti della stazione radio ma che in varie forme ci aiutavano quando potevano. Anche qui e` dura ricordarmeli tutti, ma menziono almeno il bravissimo Giorgio Verzoletto, grande amico, bravo tecnico e persona di estrema buona volonta` e con una ammirevole attitudine sempre positiva, che tantissime volte ci dette un enorme aiuto per tanti progetti o trovo` ottime soluzioni e rimedi in casi di improvvise necessita`. Mi ricordo anche di Paolo Nadalin, anche lui persona di grande buona volonta` e sempre pronto a dare una mano.
Io lasciai la direzione di Radio One a fine 1985 / inizio 1986 e pertanto degli anni seguenti so ben poco, ma ho appreso che successivamente fra i grandi pilastri della stazione radio ci furono Leonardo Daddi, Davide Sagliocca, Giuseppe Buonafede e certamente altri che non ho conosciuto, e anche qui prego vivamente chi sa di piu` di contattarci cosi` potremo aggiornare le menzioni di merito.
Battaglie legali
Ma tornando a narrare i primi giorni della nostra esistenza, da un punto di vista legale inizialmente eravamo formalmente illegali, tanto e` vero che ad un certo punto ricevemmo una visita dalle autorita` che ci confiscarono il trasmettitore. A sentirlo dire adesso, sembra come se fosse stato un grave crimine. Ma invece era una cosa quasi di routine, avvenne anche a quasi tutte le altre stazioni radio pioniere sparse in varie parti d’Italia, e la mossa che facevano tutte le radio private di allora, incluso noi, era di assoldare un avvocato il quale dichiarasse alle autorita` che il monopolio RAI era incostituzionale e di conseguenza il giudice locale o pretore rimandava la disputa alla corte costituzionale (ovviamente ho fortemente semplificato per brevita`). Cosi` fino a che non si sarebbe pronunciata la corte costituzionale si poteva continuare a trasmettere, o con un altro trasmettitore oppure con quello riconsegnato dalle autorita` che lo avevano confiscato e poi riportato. Il nostro avvocato era il bravo, coraggioso e illustre Eugenio Porta, che aveva sposato la causa delle radio e TV private contro il monopolio RAI e combatte` dalla nostra parte per tanti anni. La storia delle radio private e televisioni private deve tantissimo al dottor Porta, che ricordiamo ancora come una persona squisita.
Il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale emise poi la famosa sentenza 202 con la quale venne in effetti giudicato incostituzionale il monopolio RAI e veniva data la legalita` a tutti di trasmettere “in ambito locale”. Riguardo questa definizione di ambito locale ci sarebbe tanto da dire, ma ne parleremo in un altro momento. Comunque, da tale data in poi eravamo legali, cosa buona, certo, ma al tempo stesso ardua e irta di conflitti, perche` non esisteva ancora assolutamente nessuna norma o regolazione, e in poco tempo spuntarono come funghi tantissime altre nuove stazioni radio (…facile buttarsi, eh, dopo che noi avevamo gia` aperto la strada sfidando la legge…). Senza nessuna norma da seguire l’etere divento` come un selvaggio Far West, con interferenze, sovrapposizioni di segnale e altre situazioni quantomeno difficili da gestire. Comunque noi nel frattempo avevamo migliorato e potenziato gli impianti e riuscimmo sempre ad avere un segnale utile prima in Firenze, e poi piano piano in quasi tutta la Toscana.
Dato che il nostro nome era Radio One, sarebbe stato utile avere una frequenza di trasmissione nella quale ci fosse il numero uno. E cosi` fu.
Ci appropriammo fin dall’inizio della frequenza 101 MHz “circa” nella gamma FM. Dico “circa” perche` per ragioni anch’esse troppo uggiose da spiegare inizialmente trasmettevamo su 100.9 MHz e per la precisione durante un certo periodo 100.92 MHz. Quando poi venne il momento di aggiungere altri trasmettitori iniziammo ad usare anche altre frequenze, e da un certo punto in poi le nostre frequenze, in varie zone della Toscana, erano 100.9, 101.2, 100.8 e 93.3 MHz. Inoltre, una stazione “amica” al confine fra Toscana e Lazio ci “ripeteva” la sera, dopo la fine delle loro trasmissioni in diretta.
Avventure tecniche
Riguardo come furono ampliati e aggiunti nuovi ripetitori di segnale in varie localita` della Toscana ci sarebbe tantissimo da raccontare, e appena possibile tentero` di dedicare una intero racconto solo a tale argomento. Per ora racconto solo qualche aneddoto che a pensarci adesso sembra incredibile. Le nostre prime trasmissioni direttamente dal tetto dell’edificio dove avevamo lo studio non andavano tanto lontano, perche` in FM il punto trasmissione deve essere elevato rispetto al terreno circostante, e pertanto decidemmo di fare un nostro primo esperimento con un ripetitore installato in montagna. Ebbene, ci procurammo un vecchissimo piccolo furgone usato, lo portammo in cima ad una montagna toscana, lo parcheggiammo, ci mettemmo dentro un ripetitore, infilammo in terra un palo fisicamente connesso per stabilita` al furgone, con in cima un’antennina, accendemmo il tutto e andammo in onda per un bel po’ di tempo con tale impianto che pur precario riusciva a funzionare e coprire una notevole area. Il bello era che lo parcheggiammo su terreno demaniale senza chiedere permesso a nessuno, e miracolosamente nessuno venne a protestare. Qui, fra le varie foto postate proprio su questo sito potete trovare una preziosissima, antica foto storica proprio di quel furgone e l’antenna vicino ad esso. Poi nel tempo ovviamente ci spostammo su installazioni ben piu` professionali.
Anche altre successive avventure riguardanti i ripetitori furono epiche. Una volta che uno di tali ripetitori non funzionava, una sera tardi dopo la fine delle nostre trasmissioni, chiesi al buon Philipp Bachmann (“Phil” noto anche come Filippo) se se la sentiva di venire con me per darmi una mano perche` forse sarebbe stato necessario sostituire un intero pesante amplificatore. Da persona sempre disponibile e positiva qual’e` sempre stato, Phil disse subito di si`. Ci mettemmo in auto per un lungo tragitto, ma arrivati vicino alla cima del monte dove si trovava il ripetitore, ci trovammo di fronte un pezzo di strada sterrata coperta di neve e ghiaccio. Ricordo che installai sulle ruote motrici dell’auto una specie di artigli che avevo con me (erano piu` facili da installare delle catene, anche se meno efficienti), e questo ci consenti` di avanzare, ma solo uno o due chilometri. Non volevo arrendermi, e allora prima misi un pesante apparecchio che avevo con me sul cofano (era un’auto a trazione anteriore, e pertanto piu` peso c’era sul davanti e piu` trazione ne risultava) ma anche li` facemmo un’altro chilometro e poi l’auto comincio` a slittare. Provammo anche a marcia indietro ma senza successo. Tutto questo molto dopo mezzanotte con tutto intorno un cupo paesaggio da lupi. Alla fine chiesi a Phil se se la sentiva di andare anche lui a mettersi sul cofano, sempre per aumentare il peso e la trazione. Peccato che non esistono foto di quel momento, ma nella mia mente resta indelebile la visione di Phil, vestito come sempre impeccabilmente in giacca e cravatta (era sempre indiscutibilmente il piu` elegante di tutti noi) che con incredibile spirito di sacrificio si aggrappava alla meglio al cofano, sotto la neve che continuava a cadere, ballonzolando su questa stretta e ripida strada sterrata con dirupi dalle parti, nel buio pesto della notte. Roba da matti. Ma per rendere la cosa ancora piu` pazzesca, non avevo pensato (e Phil, forse per non farmelo pesare, non me lo aveva ricordato) che, a differenza di me che gia` abitavo per conto mio e pertanto non avevo nessuno che mi aspettava, Phil abitava ancora con la sua famiglia, la quale ad un certo punto, molto dopo mezzanotte, si preoccupo` al punto di cominciare a telefonare sia a Radio One (dove pero` non c’era nessuno che potesse rispondere a quell’ora) sia a tutti quelli di cui avevano i numeri telefonici. Teniamo presente che a quei tempi i cellulari semplicemente non esistevano. Non c’e` bisogno di dirlo che il giorno dopo il buon Phil si trovo` a fronteggiare una situazione a dir poco antipatica con la famiglia, eppure da stoico qual’e` sempre stato non me lo rimprovero` mai, nonostante ovviamente il vero colpevole fui io. L’unica cosa che mi disse al riguardo, tantissimi anni dopo, e con splendida flemma anglosassone, fu il suo stupore nel vedere che io non apparivo essere per niente preoccupato, a dispetto della situazione quanto meno precaria, anche con il rischio di finire fuori strada in un campo o in un dirupo, forse farci anche male fisicamente, e potenzialmente rimanere bloccati a notte fonda in una tormenta di neve in mezzo al nulla…
In generale in tanti dei nostri DJ si ricordano di lunghe notti nelle quali prendevo qualcuno dei nostri e lo portavo con me per farmi dare una mano o per misurare il segnale per ore in giro per la Toscana, oppure per farmi dare una mano ai ripetitori.
Tra la tante avventure, mi ricordo anche di una volta in cui il nostro buon Pino che, fra lo sbigottito e l’incredulo, accetto` di darmi una mano a traslocare un albero la cui presenza impediva una necessaria estensione di un nostro impianto di antenna…
Il successo dei primi anni di Radio One
Ricordo che il successo di Radio One fu istantaneo ed enorme. Ma ricordo anche che in particolare all’inizio ogni tanto qualche criticone (chissa`, forse geloso del nostro successo) si esprimeva negativamente nei nostri confronti dicendo piu` o meno che il nostro passare musica voleva dire non essere “impegnati”, come si diceva allora, insinuando che il broadcasting avrebbe dovuto trattare principalmente temi sociali o politici. Su cio` ci sarebbe tanto da dire. Intanto il paradosso e` che in realta` la nostra trasmissione non era certo solo musica. Mettevamo in onda tante altre cose, incluso notiziari, rubriche sportive, programmi dedicati ad argomenti tecnici interessanti come quello proprio sulla propagazione delle onde radio, gestito dal bravo Luigi Cobisi, poi programmi in diretta con ascoltatori, interviste a personaggi importanti, collegamenti in diretta per le partite di calcio, e perfino una piccola vera e propria commedia radiofonica. E ho detto paradosso perche` in realta` sarebbe stato forse meglio concentrarci fin da subito sulla buona musica e meno programmi parlati, perche` alla fine e` bene fornire un prodotto ben definito invece che tentare di accontatare tutti, che tanto non e` mai possibile fare. Questo specialmente all’inizio, quando avevamo pochissime risorse e tentare di fare troppe cose per fare tutti contenti era davvero insostenibile. Inoltre, ma perche` mai uno avrebbe dovuto pensare che TUTTE le radio dovevano essere “impegnate”, quando ce n’erano tante altre di radio, e molte di loro gia` facevano benissimo tante belle trasmissioni “impegnate”? In ogni caso, il nostro successo parlava da solo, chiaramente gli ascoltatori volevano proprio quello che facevamo noi, e capimmo che se ci doveva essere un impegno, il nostro vero impegno era bene dedicarlo semmai ad una selezione di musica molto esclusiva che nessun’altro passava, offrendo cosi` una finestra sul mondo che non era altrimenti disponibile localmente. Certo, ogni tanto alcuni dei grossi nomi mondiali come Michael Jackson, Elton John o Madonna li passavamo anche noi, soprattutto le loro canzoni meglio riuscite, ma su Radio One era possibile ascoltare piu` che altro canzoni delle quali in Italia esisteva solo una copia, e l’unica copia di tale disco in vinile ce l’avevamo solo noi. Questo perche` avevamo contatti in Inghilterra e negli Stati Uniti che ci inviavano grandi quantita` di dischi in anteprima mai venduti in Italia. Ricordo che notammo un interessante meccanismo riguardo la relazione fra qualita` delle canzoni e il loro eventuale successo (o no) di pubblico. Non ci volle molto a capire che un fattore molto importante era quanto le varie case discografiche erano disposte a promuovere certi artisti piuttosto che altri. Artisti che gia` avevano dimostrato di aver avuto un precedente successo avevano la strada spianata. Tutte le canzoni di artisti affermati venivano promosse, grandi quantita` di dischi venivano distribuiti ai negozi. Presenze in televisione, concerti, spettacoli e quant’altro aiutavano enormemente le vendite di un disco rispetto ad altri. Ma per artisti agli esordi, o comunque non ben conosciuti, era molto piu` arduo emergere. Questo ci sembrava una forma di ingiustizia, perche` a volte c’erano canzoni bellissime, ma che non erano supportate dalla casa discografica e il pubblico non ne veniva a conoscenza. La maggioranza delle stazioni radio cercava di passare brani di artisti affermati, proprio per stare sul sicuro. Era una strategia comprensibile, cauta e a basso rischio, ma anche banale e con poco coraggio. Noi invece pensammo di distinguerci, non tanto per orgoglio ma proprio per offrire qualcosa che altri non offrivano, e decidemmo di spingere canzoni che reputavamo molto belle, indipendentemente dalla fama dell’artista. Anzi, paradossalmente se c’era una canzone di un artista sconosciuto che era poco o punto supportato dalla casa discografica, ancora di piu` volevamo passarlo, sia perche` ci sembrava giusto nei confronti dell’artista che si meritava di essere messo in onda, sia perche` cosi` facendo ci distinguevamo dalle altre emittenti, e sia perche` grazie a noi gli ascoltatori avevano cosi` una chance di ascoltare qualcosa che altrimenti non avrebbero mai conosciuto.
Le case discografiche facevano sempre pressione su tutte le radio per spingere gli artisti che volevano loro e tale pressione la ricevevamo anche noi, sotto forma di offerte di cose gratuite in caso accettassimo di fare cosa loro volevano. Certo, se certe canzoni o certi album che la casa discografica voleva promuovere erano veramente interessanti, li passavamo. Ma se ci sembravano insipidi e non meritevoli, ignoravamo la pressione della casa discografica e mantenemmo sempre la nostra indipendenza nella programmazione musicale.
Come nasceva la programmazione musicale
Dopo cosi` tanti decenni alcune cose me le ricordo, altre no. Per esempio mi ricordo che eravamo piuttosto precisi nella programmazione musicale, che aggiornavamo ogni settimana. Ogni lunedi` si partiva con un gruppo di canzoni scelte dove una buona parte erano le stesse della settimana prima, ma spesso “riposizionate”, e quasi sempre venivano inserite nuove canzoni appena uscite. Usavamo un sistema rudimentale meccanico che pero` funzionava. In studio avevamo cassette di legno che dividevano i dischi, e su ciascun disco apponevamo un adesivo con una lettera ben precisa, “F” per “Favorito”, “A” per lista A, “B” per lista B. Poi avevamo una tabella posta di fronte al DJ, che indicava una rotazione ben precisa, le canzoni erano libere e potevano essere a scelta del DJ ma dovevano essere pescate nella sequenza indicata nella tabella. Ogni tanto nella rotazione c’era anche un “G” che indicava Gold, ovvero un successo del passato. Le cassette con i dischi avevano un separatore mobile: si pescava dal davanti e si metteva dietro quanto appena passato. Cosi` facendo ad un certo punto ciascuna categoria si riazzerava e si poteva ripartire. Le quantita` dei gruppi erano rispettivamente meno nella lista “F”, un po’ di piu` nella lista “A” e ancora di piu` nella lista “B”, e pertanto gli “F” venivano passati piu` spesso, gli “A” meno spesso e i “B” ancora meno spesso. Ogni lunedi` valutavamo nuovamente tutto, inserivamo nuove canzoni scelte fra le migliori appena arrivateci, riposizionavamo alcune della settimana precedente (per esempio un “F” ormai non piu` fresco lo spostavamo nella lista A oppure un A veniva retrocesso in B, eccetera) e si levavano del tutto canzoni ormai vecchiotte. Inoltre ogni settimana sceglievamo un disco da passare ad inizio di ogni ora (salvo ore con rubriche speciali, giochi a premio, sport eccetera) che chiamavamo “Disco One”. Doveva essere un disco il piu` possibile nuovo (idealmente appena ricevuto in anteprima assoluta dall’ Inghilterra o dagli USA) e ovviamente una canzone che reputavamo essere degna di tale onore. Il genere non era importante. Ci sono stati “Disco One” Rock, “Disco One” Pop, “Disco One” Soul, eccetera, basta che fosse un qualcosa di molto bello, meglio ancora se innovativo, e il piu` possibile inedito. Buffo che all’inizio della settimana il nuovo “Disco One” non necessariamente piaceva a tutti gli ascoltatori, e qualcuno telefonava per dire che gli piaceva di piu` quello della settimana precedente. Ma verso meta` settimana e ancor piu` verso la fine della settimana ecco che invece gli ascoltatori chiamavano per dire che gli piaceva (talvolta gli stessi che al Lunedi` avevano detto che non gli piaceva) o per chiedere con chiarezza titolo ed autore per acquistarlo. Qualche volta perfino qualche negozio di dischi chiamava per farsi dire anche la casa discografica, perche` avevano clienti che lo volevano acquistare e volevano ordinarne qualcuno da vendere. Poi il Lunedi` successivo il tutto si ripeteva con una certa regolarita`. Ad un certo punto mi resi anche conto che molti dei giovani di allora non sapevano granche` della musica di anni precedenti. Al che decidemmo di includere qua e la` alcuni “oldies” di particolare importanza presi dagli anni precedenti alla nascita di Radio One, erano quelli marcati “G” in rotazione, scelti liberamente dal DJ. E poi creammo anche qualche rubrica speciale di canzoni del passato dedicata a generi specifici. Ricordo che Luigi Fiumicelli gestiva una ora chiamata “Rock History” ovviamente dedicata a grandi canzoni Rock & Roll del passato. Io personalmente conducevo un’ora la settimana chiamata “Black Tuesday” nella quale passavo classici di musica Soul, R&B e simili, e un’altra ora la settimana chiamata “Rock Present Roll Past” nella quale passavo un misto di rock del presente e rock del passato, cercando di trovare o un qualche filo conduttore fra le canzoni, oppure interessanti contrasti, e a volte facendo confronti fra una stessa canzone in versione originale e poi a seguire in versione rifatta piu` recentemente. Facevo questo perche` mi rendevo conto che spesso quasi nessuno sapeva che non tutte le nuove canzoni di quei giorni erano veramente nuove, ovvero alcune erano a volte nuove versioni di originali appartenenti al passato, e mi piaceva l’idea di renderlo noto.
Fra gli aneddoti di cui via via venivamo a sapere, furono in tanti a dirci che altre stazioni radio in varie regioni d’Italia tenevano un occhio su quanto facevamo noi, e se uno dei loro collaboratori passava dalla Toscana, regolarmente si metteva ad ascoltarci e spesso registrava anche le nostre trasmissioni per poi usarle come metro di paragone o punto di riferimento. Tutto cio`, insieme con il chiaro apprezzamento dei nostri affezionati ascoltatori, ci confermava che quanto facevamo era per molti versi unico e visto con un occhio di riguardo. Perfino da parte di molte delle stazioni radio Toscane, alcune delle quali formalmente nostre concorrenti, c’era quasi sempre un certo senso di rispetto e deferenza verso di noi.
Leggendario poi fu l’accordo che strinsi proprio io con la BBC di Londra, grazie al quale ricevevamo in esclusiva sia un programma audio settimanale chiamato Top of the Pops condotto da loro bravissimi annunciatori fra i quali il mitico Brian Matthew, sia loro selezioni di canzoni in anteprima scelte fra le migliori del momento.
Gli altri programmi ed iniziative
Ma tornando a trasmissioni “parlate”, anche dopo che ci concentrammo un po’ di piu` sulla musica, mentenemmo comunque sempre i notiziari ogni ora che ritenevamo utili a tutti, un minimo di sport, interazioni con gli ascoltatori e qualche gioco a premi.
Ricordo un periodo particolarmente felice nel quale la mattina mettevamo in diretta al microfono Enzo Mazzei e Luigi Cobisi, che erano una perfetta strana coppia. Luigi Cobisi leggeva le notizie del mattino con approccio molto autorevole e serio. Enzo Mazzei, da irriverente e un po’ burlone qual’era, interveniva subito dopo ciascuna notizia con buffi, satirici o sarcastici commenti improvvisati riguardanti le notizie che Luigi Cobisi aveva appena letto. Il contrasto era splendido ed epico. Non credo che esistano registrazioni di tali dirette, il che e` un vero peccato. Se pero` sbaglio al riguardo e qualche ascoltatore avesse una registrazione, saremmo estremamente contenti di averne una copia e postarla su questo sito.
Fra i giochi a premi, il piu` storico e il piu` beneamato era curiosamente il piu` semplice, chiamato “Il Suono Sconosciuto” che consisteva solo nel mettere in onda pochi secondi di un certo suono da noi registrato, e gli ascoltatori dovevano indovinare da cosa era prodotto. La fantasia galoppava. Le risposte erano a volte cosi` buffe che facevano ridere e rallegravano tutti.
Ogni tanto grazie al nostro impavido collaboratore e pilota di auto da corsa Gianni Bellandi, che insieme a Giovanni Di Pillo conduceva anche un programma chiamato Formula One (ovviamente riguardante corse d’auto), organizzavamo anche iniziative in giro per la citta`. Una di queste fu la famosissima “Caccia all’ Auto”, dove tramite un meccanismo di istruzioni date via radio e interazioni dirette con persone sulle strade della citta` dove giravano auto facenti parte di questo gioco consentivamo agli ascoltatori di divertirsi e vincere premi. Era quasi tutto creato dal grande Gianni Bellandi, il quale riusciva a mettere insieme tutta questa iniziativa coinvolgendo sponsor, concessionari d’auto, collaboratori, creando regole del gioco e altro in maniera impeccabile.
Un’altra iniziativa che ci consenti` di socializzare ulteriormente con i nostri ascoltatori furono i Roadshow. Questi consistevano in accordi con gestori di discoteche o locali di ritrovo per dedicare a Radio One una intera serata nella quale nostri disc jockey erano presenti, sia per suonare musica, sia per parlare di persona con gli ascoltatori che erano venuti apposta per incontrarli, sia per partecipare a giochi a premi da noi organizzati.
Radio One non era solo radio… era una serie interminabile di iniziative e un vero e proprio lifestyle che i nostri fedeli ascoltatori seguivano con passione e affetto.
— da continuare… —


