Il mio primo giorno a Radio One
Le mie prime parole pronunciate nello Studio 1 di Radio One furono: “Adesso, tutti fuori!”.
Non le rivolsi al microfono, ma ai collaboratori presenti negli studi di via Orti Oricellari. Era arrivato il momento di andare in onda e l’emozione mi faceva tremare la voce, le gambe e molto altro: avevo bisogno di restare solo.
Era la primavera del 1990 e stavo coronando un sogno.

Le radici di una passione
Ma andiamo per ordine. Sono fiorentino di nascita e ho vissuto qui i primi quattro anni della mia vita. In seguito, gli impegni lavorativi dei miei genitori mi portarono in Sicilia. A Firenze, però, rimase una lunga scia di parenti che tornavo regolarmente a trovare durante le vacanze scolastiche.
Fu proprio durante una di quelle vacanze, a casa di una zia, che mi ritrovai ad ascoltare la radio sintonizzata sulle frequenze di Radio One.
Ero già abituato all’ascolto radiofonico: ero cresciuto con “Alto Gradimento”, la “Hit Parade” di Lelio Luttazzi, “Supersonic” di Gigi Marziali e qualche programma in onde medie dell’allora Radio Montecarlo. Scoprire che anche a livello locale si potessero realizzare programmi di così alta qualità mi entusiasmò.
Dall’altoparlante usciva una musica fantastica, intervallata da voci calde e gradevoli. Fu una folgorazione.
Il fascino della radio, in quel periodo, stava anche nell’immaginare ciò che si nascondeva dietro quella scatola magica: i volti dei DJ da associare alle voci, le strutture tecniche necessarie alla messa in onda, gli archivi discografici apparentemente infiniti.
In quel momento decisi che, da grande, avrei fatto il disc jockey.

La gavetta in Sicilia
Tornato in Sicilia, trovai il modo di avvicinarmi a una piccola radio privata. Fu il mio laboratorio, la mia gavetta: lì imparai le tecniche fondamentali del mestiere. Era ancora il periodo analogico della radio e, per andare in onda in autonomia, bisognava saper fare tutto da soli.
Pochi mesi dopo, con grande soddisfazione, fui contattato da una delle più importanti radio siciliane e inserito nella programmazione ufficiale.
Il lavoro in radio mi aprì altre occasioni professionali — speaker pubblicitario, animatore, DJ e altro ancora — ma l’idea di collaborare con Radio One rimase sempre lì, a galleggiare.

Il primo tentativo con Radio One
A metà degli anni Ottanta, di passaggio in Toscana, mi sintonizzai su Radio One e ascoltai un annuncio: “Radio One e Lo Studio 80 cercano collaboratori da inserire nel proprio organico”.
Convinto che si trattasse di uno studio di registrazione dove realizzare spot pubblicitari o lavori di speakeraggio, mi presentai all’indirizzo indicato. Scoprii invece che Lo Studio 80 era un’agenzia pubblicitaria alla ricerca di agenti.

L’ingresso negli studi di via Orti Oricellari
L’occasione concreta arrivò nella primavera del 1990, quando alcuni impegni lavorativi di altro genere mi riportarono a Firenze.
Il desiderio di collaborare con la Radio superò ogni timore.
Un pomeriggio, con la scusa di essere un affezionato ascoltatore curioso di visitare gli studi, suonai il campanello. Mi accolse un bel gruppo di persone che, fin dal primo momento, mi sembrarono tutte simpatiche.
Tra loro c’era Enrico Tagliaferri, il direttore.
Scambiammo quattro chiacchiere e raccontai di aver già avuto esperienze radiofoniche.
Proprio in quel periodo, due conduttori della Radio, Gianfranco Monti e Alberto Lorenzini, avevano iniziato a collaborare con la neonata VideoMusic. Si erano così liberate alcune fasce orarie. Enrico mi propose di realizzare una breve demo; piacque, e da lì arrivò la proposta di sostituire Gianfranco Monti durante un suo periodo di assenza.

I compagni d’avventura
La programmazione di quel periodo era animata da molti DJ e collaboratori che sarebbero diventati i miei nuovi compagni d’avventura: Enrico Tagliaferri, Vincent, Davide Sagliocca, Philipp Bachmann, Gianfranco Monti, Alberto Lorenzini, Pino, Ernesto De Pascale, Stefania Riccio e il magnifico Leo Daddi.
Leo Daddi lo avrei poi ritrovato come direttore nell’ultima stagione in FM della Radio, insieme a Roberto Gentile, Massimo Cervelli, Simone degli Innocenti, Gigi Landi, Nik Muzzarelli, Tommy Calvani e, ancora una volta, Vincent, Davide Sagliocca e Stefania Riccio. A loro si aggiungeva un grande gruppo di giornalisti, vero fiore all’occhiello della redazione.

Un aneddoto memorabile
C’è poi un breve e simpatico aneddoto che ricordo ancora oggi. Un pomeriggio della stagione 1990, arrivai in radio e trovai lo studio della diretta occupato da una bellissima ragazza brasiliana. Enrico me la presentò e disse: “Oggi andrete in onda insieme”.
Il problema era comunicare: io non parlavo portoghese e lei parlava poco italiano. Per evitare dialoghi complicati, ci alternammo alla presentazione dei dischi, ciascuno nella propria lingua. Non ho mai saputo come sia andata quella trasmissione; il fatto che non sia mai stata replicata, però, mi fa pensare che non sia stata memorabile nel modo giusto.
Quello che so con certezza è che quella ragazza brasiliana era Olga Maria de Souza e che, da lì a poco, sarebbe diventata Corona, la voce di “The Rhythm of the Night”.

Ritorna alla pagina dei Ricordi Personali dei Protagonisti

Giuseppe Buonafede allora

Giuseppe Buonafede adesso