I RICORDI DI GIANNI PIERANTOZZI
Di solito, quando capita (per un improvviso flash della memoria o per rimandi storici durante una conversazione), di rammentare avvenimenti, circostanze, persone o momenti emozionalmente intensi, il rischio è sempre quello di “ridipingere” tali fasi con colori non sempre corrispondenti al reale vissuto, spesso alterandoli con le tonalità più o meno vivide suggeriteci dal nostro stato d’animo, eppure….
Per esperienza di vita, oramai purtroppo in larga parte già vissuta, posso ben affermare, sia pur a distanza di così tanto tempo (ben quasi cinquant’anni) di conservare, nella mia bacheca mnemonica dei ricordi, immagini quanto mai oggettive e tutt’ora molto definite di quella che ho sempre portato dentro come certamente la porzione di vissuto più entusiasmante, intenso e, aggiungerei, rocambolesco dell’ intera esistenza sino ad oggi…
Certo, va riconosciuto che i ricordi di gioventù, (anche quando traumatici), assumono sempre una valenza particolare nel bagaglio di esperienze personali, per questo quando ci affidiamo a questi, il nostro cuore palpita ancora col vigore degli anni più verdi…
Segmenti di vita ed episodi che riemergono di un percorso collettivo in comune, quelli passati insieme ai colleghi tutti a Radio One, da ricollocare, come tessere in un puzzle, in una sequenza logica di eventi…
Da neo diplomato, subito dopo le scuole (era il Giugno del 1975) , ancora giovane disoccupato ma felice di sentirmi finalmente libero di decidere del mio futuro, dopo aver messo da parte il proposito di iscrivermi agli studi universitari per sognare una laurea in Ingegneria meccanica, mi trovai, (quasi come un protagonista del film “American Graffiti”, uscito proprio l’anno prima sui grandi schermi cinematografici), a godere delle mie giornate all’ insegna di una assoluta spensieratezza, con la promessa a me stesso di rimettere in discussione il mio futuro, dopo un “anno sabbatico” scevro di qualsiasi impegno e progetto di vita (complici involontari anche i miei genitori, che in quel frattempo provvedevano economicamente e logisticamente al mio sostentamento, convinti di fare la cosa più giusta)…
Moto Enduro 125, regalatami qualche anno prima da mio padre, inseparabile compagna di tante avventure e che sentivo come un simbolo di libertà e conquista, poi tralasciata al compimento dei fatidici 18 anni, per andare in giro con la prima macchina, la FIAT 500 L di mia madre, a cui la requisivo sistematicamente, soprattutto la sera dopo cena, per andare a scorrazzare in compagnia dei miei amici di sempre, con i quali avevo costituito una combriccola presso il bar pasticceria con tavoli all’ aperto sotto casa, adibito quale nostro quartier generale di ritrovo…
Abitavamo tutti a Scandicci, allora una semplice e ancora quasi rurale cittadina satellite nei pressi di Firenze, dove appunto quasi ogni sera ci recavamo per i nostri raid notturni a caccia di divertimento: locali notturni, discoteche e escursioni nel centro cittadino alla ricerca delle più belle turiste di turno da corteggiare e che da sempre affollano ad ogni ora del giorno e della sera la città…
In questo contesto, una sera di un tardo Novembre 1975, in tre amici, decidemmo, dopo segnalazioni insistite col passa parola degli altri della combriccola, di recarci presso la sede degli studi radiofonici della allora neonata Radio One, con l’intento di conoscere da vicino alcuni dei nostri già beniamini delle “Radio libere”, come erano soprannominate le ancora sparute realtà locali dell’ emittenza in FM a livello nazionale…
Via degli Orti Oricellari 26, un indirizzo che avevamo annotato mentalmente, oltreché su una mappa cartacea cittadina (cellulari e GPS erano ancora ben al di là da venire)…
Ricordo ancora come fosse oggi, (per cui citerò gli eventi coniugandoli al tempo presente)…
Giunti sul luogo, una fredda sera intorno alle 21,30, parcheggiamo beatamente la FIAT 126 color giallo canarino con l’amico Giancarlo alla guida esattamente sotto ll’ ingresso principale dell’edificio (ZTL… divieti di sosta… parcheggi ingolfati… tutti “dettagli” allora ancora inesistenti)… suoniamo al campanello dell’ ingresso al moderno edificio ove era ubicata la Sede operativa e amministrativa della stazione radio…
“Siamo tre affezionati ascoltatori della radio, vorremmo visitare gli studi, se possibile!”…
Ci risponde all’ istante una voce femminile dall’ accento anglofono piuttosto spiccato e dal tono delizioso… “Prego, salite con l’ascensore, quinto piano!”
Giunti al piano, una porta con una targhetta identificativa raffigurante la UNO a strisce bianche e rosse un po’ improvvisata con disegno a mano libera si apre e… d’ improvviso veniamo investiti come da una luce radiosa …
La figura di Michelle, (allora compagna di vita di Denys Pieri, in forza come segretaria tuttofare, tra impegni di ufficio e organizzativi interni), i suoi grandi occhi bellissimi, il suo sorriso candido e meraviglioso, il disegno perfetto del suo corpo fasciato dentro un tailleur grigio, si stagliano ai nostri occhi, ponendo in evidenza tutta la sua prorompente bellezza davanti a noi, col suo dolce, invitante e cadenzato incedere lessicale, pregandoci di entrare nei locali…
Dopo aver (a stento) superato il turbamento iniziale, in pieno vortice di una autentica tempesta ormonale giovanile, alla visione di una così giovane e bella collaboratrice, ci troviamo di li a poco a stringere la mano per la prima volta ad uno dei “boss” (oggi diremmo più tecnicamente CEO), Denys, uno dei tre dirigenti all’epoca, appunto, ma anche lui stesso voce radiofonica, giunto nel frattempo dagli uffici per riceverci…
A seguito di una simpatica e informale conversazione sulla nascita della radio e sui progetti in atto per il prossimo futuro, Denys, del tutto inopinatamente, ci informa dapprima della ricerca di nuove voci, in qualità di conduttori al microfono, da inserire nel loro team e che tale proposta, dato il nostro interesse crescente, poteva essere rivolta anche a noi tre li sul posto, se lo avessimo voluto…
La sorpresa e l’ emozione a tale notizia furono subito unanimi in noi…
Al termine, fu stabilito che io soltanto avrei sostenuto in seguito il provino in voce per l’ ammissione alla conduzione dei programmi, in vista dell’ ormai imminente stagione 1976…
Giancarlo e Claudio dovettero rinunciare, per rispettivi impegni personali e lavorativi già in atto…
Fu così che, a provino in diretta insperabilmente superato, un giorno di un tardo Dicembre presso lo Studio 2 della Radio, finalmente, il 5 Gennaio 1976 alle ore 11:00 in punto, iniziò la mia avventura nel mondo dell’ etere locale…
Mia madre, entusiasta di poter ascoltare il proprio figlio ai microfoni di quella che veniva ancora percepita come qualcosa di esotico, di rivoluzionario per i tempi, le prime Radio Libere (alle quali peraltro anche il cantautore Eugenio Finardi dedicò un brano musicale di successo proprio in quell’anno)…
Mia madre, dicevo, acquistò una radio con mangianastri recorder integrato di un marchio tedesco ancora molto noto in Italia in quegli anni…Grundig, per registrare, una volta sintonizzata la frequenza in FM sui 101 MHz, ogni mia trasmissione…
In quei giorni, mi sentivo sulle prime un po’ stordito ma al tempo stesso stimolato per il mio nuovissimo ruolo lavorativo nella Società in fermento di quegli indimenticabili anni ’70…
Conduttore e Disc Jockey radiofonico, una qualifica, ancora all’ epoca, agognata e riservata ad un ristretto nucleo di fortunati e capaci individui che, specie nelle emittenti pubbliche ufficialmente riconosciute, si potevano rivestire, ancor prima dell’avvento della musica da intrattenimento in TV, di un’ aura quasi sacrale…
Intanto, mentre l’esperienza sul campo si faceva strada, prendendo lo spazio dei primi momenti di incertezze emotive, di naturale ansia da principiante davanti ai microfoni… il 9 Giugno del ’76 vengo chiamato per prestare servizio di leva obbligatorio (la così detta gergalmente NAJA) presso il 2* Reggimento dei Granatieri di Sardegna, di stanza a Roma (allora si svolgeva in 12 mesi complessivi)…
Proprio quei mesi furono per me forieri, oltreché di sacrificio personale, di quel senso di disciplina, anche interiore, così imperativo nelle Forze Armate, che prima di allora avevo sempre aborrito in onore dell’ espressione di libertà e improvvisazione di cui amavo riempire i miei momenti migliori, ma che riuscì in parte a introdursi nelle mie abitudini di vita… stavo diventando più metodico, meno preda degli impulsi giovanili sfrenati… stavo maturando…
Ciò comunque non mi impediva (con la concessione preventiva dei titolari della radio) di tornare episodicamente nei locali di Radio One Firenze, ad ogni occasione di licenza premio, per rinverdire un po’ il mio nome in diretta agli ascoltatori, che già in discreto numero si erano affezionati alla mia voce tra le milioni di note musicali trasmesse ogni giorno e notte e in qualche caso, ricevendo addirittura corrispondenze per lettera in caserma da fans e appassionati musicofili della Big One…
Al ritorno, avevo ormai deciso per il mio futuro, almeno quello prossimo…
Avrei ripreso saldamente la conduzione del mio e di altri programmi in auge alla radio, occupandomi inoltre di redigere, realizzare in voce e confezionare su nastri Stereo 8 i nostri comunicati pubblicitari, spesso in collaborazione coi colleghi, che l’ Agenzia di raccolta pubblicitaria ci commissionava di volta in volta…
Ricordo (e come non potrei!!) inoltre molto bene i tanti episodi che definirei bonariamente “goliardici” (tra i quali annovero… le mitiche bombe d’acqua, sotto forma di gavettone di svariati litri contenuti all’ interno di bustoni in plastica nera per i rifiuti, lanciati dalla terrazza dello Studio 1 direttamente, specie in fascia serale, ai colleghi in uscita dalla Radio, (ma a volte anche e volutamente a qualche malcapitata persona di passaggio) e di cui comunque, un po’ tutti noi, prima o poi, saremmo divenuti vittime… Scherzi del tutto estemporanei e a volte anche in diretta, spesso un po’ troppo imbarazzanti, ma che contribuivano sempre, poi a cementare la nostra unione nella missione unica di regalare buona musica, intrattenimento e simpatia al pubblico… una sorta di “battesimo del fuoco” che ci rendeva così definitivamente dignitari del nostro rispettivo ruolo in seno alla sempre più conosciuta Big One…
Festività e ricorrenze, come in ogni Azienda che si rispetti, ricevevano sempre il giusto risalto, attraverso gli interventi al microfono e le musiche ad esse dedicate, quasi sempre in anteprima assoluta da tutto il mondo o ripescate tra i classici in archivio, sotto forma di cosiddette “Golden Memories”…
Spesso, in tali giorni, la sala della discoteca interna, con gli archivi dei vinili ma anche annessa una zona di living con tanto di tavolo tondo e poltrone, si riempiva quasi, tra pacchi regalo, oggetti personali e naturalmente di persone e personaggi o artisti più o meno noti del mondo musicale che spesso vi sostavano, in attesa di intervenire come ospiti ai microfoni…
Come non menzionare poi, tra i nostri collaboratori diretti, figure di assoluto rilievo per la popolarità dell’emittente:
Alessandro Falciani, collaboratore esterno per la raccolta o la divulgazione dei contenuti pubblicitari e artistici, per un breve periodo egli stesso anche voce e conduttore ai microfoni della Big One in costante evoluzione…
E il mai troppo rimpianto Giovanni di Pillo, una delle figure più eclettiche, stravaganti ma professionalmente più capaci in assoluto…
La sua rubrica “Formula One”, in onda ogni giovedì dalle h.15.00 era divenuta in breve un autentico punto di riferimento per l’ascoltatore appassionato di sport motoristici…
Entrambi appassionatissimi motociclisti, si potevano udire arrivare dal rombo delle loro rispettive e velocissime “maxi moto” (così erano dette allora):
Una Suzuki 750 GS quella di Alessandro, una Kawasaki 900 Z1 quella di Giovanni, il più spericolato dei due, che amava impennarla in wheeling per lunghi tratti, nelle partenze ai semafori cittadini…
Entrambi purtroppo scomparsi anni addietro, hanno lasciato la loro impronta indelebile a Radio One, specialmente per me l’amico Giovanni, che con la sua carica di innata simpatia, unita ad una professionalità indiscussa, dopo i trascorsi a Radio One, era divenuto, con gli anni lo speaker ufficiale delle competizioni motoristiche a due e quattro ruote al circuito del Mugello, per poi involarsi verso una brillante carriera di radio telecronista e giornalista sportivo che lo avrebbe portato a lavorare per anni anche negli Stati Uniti…
Ma… non lo avrei mai detto, mi sto accorgendo che le belle immagini dell’ Epopea alla Big One riscaturite alla mente sono davvero tante, ognuna meritevole di menzione….
Per ora vi lascio ma non è detto che non ci sarà una seconda parte che aggiungero` in seguito, visto il numero di bei ricordi che continua a crescere nella mia mente…
Gianni Pierantozzi
Gianni Pierantozzi allora
Gianni Pierantozzi allora
Gianni Pierantozzi adesso





